Cara Amica,
se pensi che certe notizie restino dietro lo schermo,
che certi nomi non ti appartengano,
che certi finali siano troppo distanti…
ti prego, non farlo.
Ti racconteranno che lei era una pazza.
Ti diranno che ha esagerato,
che ha sbagliato ad uscire da sola,
che non doveva mettersi quella gonna,
che non doveva bere,
che se l’è cercata…
Non raccontarti che a te no,
che riconosceresti i segnali,
che sei attenta,
che hai scelto bene,
che sei salva.
Anche lei, che oggi non c’è più, lo pensava.
Ma le è bastato un attimo.
Un no.
Una parola sbagliata.
Una porta chiusa con troppo rumore.
Una libertà che non doveva prendersi.
Una vita troppo indipendente per essere concessa.
E allora, accade.
E il nome su quella lapide è il suo.
È il nostro.
Perché lei era come noi.
Non cercare risposte nei suoi silenzi.
Non indagare sulle sue notti.
Non credere che fosse fragile o sola.
Lei era solo viva.
E questo, a volte, basta per diventare un bersaglio.
Lei era come te.
Era luce, era sogno, era ruggito.
Amava la vita e voleva viverla con tutto il suo fiato in corpo.
Forte, libera, intera.
Se un giorno trovi il suo nome scritto su un muro, non voltarti per non guardarlo.
Se risenti quelle parole, non farle tue.
Se ti urla contro, non renderti piccola per fargli spazio.
Non inginocchiarti. Sollevati.
Fai sentire la tua voce.
Ribalta la narrazione.
Tu che sei viva:
sii coraggiosa, anche se fa paura,
sii libera, anche se ti chiamano incauta,
sii fuoco, anche se ti vogliono cenere.
Lei era vento, era voce, era visione
E l’hanno fermata.
Ma la fiamma che aveva dentro non si è spenta.
Arde ancora tra le ceneri, perché vuole essere raccontata.
Teniamo viva quella fiamma nei nostri cuori.
E per ogni passo che lei non potrà più fare, lo faremo noi.
Per ogni sogno che le hanno strappato,
ne faremo nascere altri cento.
E giuramelo Amica,
che non sarai tu la prossima.
Coral Poet
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